È sabato sera. Liceali e universitari si danno appuntamento nei pressi dei locali di Piazza Santa Teresa, recentemente ristrutturata e restituita alla cittadinanza.
Seduti sui muretti, i giovani inneggiano alla ritrovata vitalità della zona, non rimpiangendo gli anni in cui erano costretti a spostarsi verso altre zone, come la vicina Rende e il centro storico, per animare le proprie uscite serali. In questo clima di relax generale, non è raro notare più e più comitive sostare, tra una birra e un’altra, sul sagrato della Chiesa, quasi fosse un trascurabile edificio ornamentale, tra pub e “lounge bars”.
Quando le luci si spengono, restano solo sporcizia, bottiglie vuote e una sensazione di vertigine che, più che inebriante, è umiliante. È bello rianimare i quartieri, ma molti sindaci, compreso quello di Cosenza, devono combattere non sulla riappropriazione dei quartieri, ma con la maleducazione e l’inciviltà. I residenti non dormono, dicono che ogni sera è peggio, non poche sono le risse e gli schiamazzi esagerati, segnalati alla vicina Questura.
È una battaglia che sembra quasi contro i mulini a vento, per chi vede le proprie nottate disturbate e per chi vuole il diritto al relax o quello di tenere aperto un locale. Nei panni di Don Chisciotte, decine di cittadini che si sono rivolti alle istituzioni, esasperati per le notti insonni, gli schiamazzi, le risse notturne e, soprattutto, la sporcizia che mortifica non solo la chiesa, ma l’intera zona.
Lo scorso venerdì, i residenti hanno persino “presidiato” la Questura, nella speranza che le forze dell’ordine potessero perorare la propria causa. Purtroppo, però, né il questore né altri hanno potuto ricevere la delegazione. Non è la “movida”, anzi, la “malamovida” a disturbare i cittadini e a danneggiare edifici di interesse storico e religioso. Questo è un problema che Cosenza condivide con altre città italiane. A fine maggio, il sindaco di Firenze, Dario Nardella ha ordinato di bagnare i sagrati e le gradinate delle chiese della città, per evitare che i turisti vi bivacchino sopra, poi lasciando sporchi i siti artistico- religiosi. Con il gran caldo che sta investendo l’Italia, però, questa misura si è rivelata poco valida. Di recente, perciò, sulle scale del Duomo di Firenze, sono comparsi dei cordoni che impediscono di sedersi. Il diritto al divertimento sano è sacrosanto, specialmente dopo una settimana di studio, lavoro o entrambi.
Bisogna, però, chiedersi quale sia il confine e quando inizia il cattivo divertimento, ossia quando vengono violati la civiltà e il riposo altrui.
La noncuranza con cui i giovani si “dimenticano” che stanno stazionando nei pressi di un luogo di culto e di una piazza pubblica, ma abitata dimostra quanto poco ce ne siamo davvero appropriati e la custodiamo. Santa Teresa è un pezzo di Cosenza, della sua storia recente, ma anche della fede e della religiosità di tanti.
Quella che in tanti hanno chiamato “mala movida” del weekend diventa troppo “cool” per subordinarla al rispetto di arte e religione. Sedersi sui gradini, con una bottiglia di birra in mano è indice di uno “status” sociale e Piazza Santa Teresa diventa un’enorme passerella dove chi vuole soltanto passare una serata in compagnia degli amici di sempre è scrutato, guardato in cagnesco e stigmatizzato come non conforme alla maggioranza.
A fine serata, però, quando centinaia di bicchieri vuoti e bottiglie scheggiate restano lì, a chi tocca raccoglierle? C’è tanta amarezza non perché i quartieri vengono “abitati” di notte, ma perché vengono sporcati e non si rispettano i residenti. Forse bisogna parlarne di più, forse bisogna cominciare a dire in casa, in parrocchia, anche fra amici che non tutto è concesso. Non serve chiamare la polizia, bisogna ripartire dall’educazione civica.
Michela Curcio
Articolo pubblicato su Parola di Vita in data 22/6/2017
